dal 7 al 28 febbraio 2025
Quartiere Maghetti
Biancaneve e i 62 Arcani
Una mostra-performance di Federica Ricotti
Milano, Carrara, Tellaro | dal 2018

Un’esperienza immersiva tra luce, archetipi e trasformazione interiore
In Biancaneve e i 62 Arcani, l’artista Federica Ricotti conduce il pubblico in un viaggio archetipico profondo. L’opera si articola in un’installazione composta da 62 sculture in cellulosa temprata, ognuna rappresentante un archetipo – un tassello essenziale del destino umano – ispirato a studi che spaziano dalla Kabbalah alla Numerologia, dalla mistica Sufi al simbolismo delle lettere ebraiche.
Durante la performance, gli spettatori sono invitati a riconoscersi in una delle figure, in un gesto intimo di connessione con ciò che l’opera evoca dentro di sé: un riconoscimento archetipale.
I bassorilievi: creature di luce e materia
L’opera si presenta come un sistema vivente: 9 bassorilievi selezionati sono esposti in strutture retroilluminate, con un sottile filo che li collega alla terra. Questo filo non è solo un elemento fisico: è radice e simbolo, connessione con la fonte vitale e spirituale, un ponte tra cielo e materia, tra visibile e invisibile.
“Ogni luce, per essere viva, ha bisogno di essere accesa. Anche la nostra.”
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La danza della luce: percezioni in trasformazione
Un elemento chiave dell’installazione è il suo mutare continuo: grazie a un uso sapiente della luce – interna, ambientale, naturale o artificiale – ogni bassorilievo si trasforma. La luce non solo illumina, ma rivela, facendo emergere trame, simboli e profondità nascoste.
Questa mutevolezza non è casuale: è un principio artistico voluto, che rifiuta la fissità dell’immagine unica per aprire lo sguardo a una molteplicità di visioni, come specchio della complessità dell’essere umano.
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Arte magico-teurgica essenziale
Federica Ricotti ha sviluppato una pratica che unisce scultura, luce e teurgia in una forma espressiva unica. La sua arte è definita “magico-teurgica essenziale”: essenziale nella forma, ma profondamente simbolica, spirituale e trasformativa nel contenuto.
L’opera non è mai solo da osservare: è un evento, un incontro, un rito personale. La scelta di luoghi sacri o carichi di storia – chiese, castelli, spazi archeologici – intensifica il valore simbolico e rituale della mostra.



